Aspettando "Il treno del buon appetito"

08.02.17

"Nelle sere d'estate, dopo cena, le mie sorelle mi portavano a un passaggio a livello poco fuori del paese dove erano attese dalle loro amiche per giocare, mentre io mi perdevo nella contemplazione del passaggio dei treni. Era un'emozione immensa vedere il mondo luminoso dei viaggiatori apparire e sparire, finché la grande magia scoccava puntualmente alle otto e mezza, con l'arrivo del direttissimo Vienna-Roma. Date le dimensioni ridotte dello scalo casarsese, alcuni vagoni, tra cui il wagon-restaurant blu con lo stemma e le scritte d'oro, si fermavano proprio davanti al passaggio a livello. Lo spettacolo mi toglieva il fiato, con la visione dei signori a tavola tra stuoli di camerieri, specchi e suppellettili scintillanti, in un mondo che aveva la transitorietà dei sogni. E infatti dopo qualche minuto non c'era più e noi restavamo accecati dal suo ultimo bagliore.

Durante il minuto di sosta, per congiungermi a quel paradiso, avevo imparato a gridare con quanta forza avevo: «Buon appetito! Buon appetito!» Una sera la porta del vagone si spalancò e ne discese un cuoco tutto vestito di bianco, con il cappellone, che saltando tra i binari arrivò fino a me e mi depositò tra le mani un pacco fatto in fretta che conteneva un tesoro di dolciumi mai visti prima. Mi disse: «Ciao Mimmo», e con un balzo fu di nuovo dentro il vagone che sparì lentamente nel tempo incommensurabile delle visioni, costringendomi per il resto della vita ad aspettare che il treno del buon appetito si fermasse ancora una volta davanti a me".

(Nico Naldini, Il treno del buon appetito, Ronzani Editore, 2017, pp. 23-24).

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