"Ci sono vari tipi di editori", di Valentino Bompiani

05.04.16

Ci sono vari tipi di editori: c'è l'editore ideologico, che sceglie i libri come tessere di un mosaico ad ornare la volta della sua «chiesa». Guarda alla società come ad un parente che ha fatto fortuna all'estero e che bisogna tener caro. C'è l'editore letterario, il quale, in definitiva, non sceglie libri ma aggettivi: la sua fortuna può essere ritardata, ma è protetta da quella polizza d'assicurazione che si chiama la qualità. («Di tanto tarda il riconoscimento di un'opera di quanto essa precede il suo tempo» dice Schopenhauer.) C'è l'editore Barnum che sceglie libri saltando nei cerchi di fuoco: gli occorrono i best-sellers e gli altri possono bruciare nel rogo. Vive di cocktails e chips e ragiona in diamanti come i re. C'è l'editore tipografo, la cui statura è misurata dalle ore d'impiego delle sue macchine, coedizioni comprese. C'è l'editore libraio che un giorno si è lasciato tentare pubblicando le poesie del direttore della scuola oppure una guida della città. I suoi libri saranno sotto il segno di un servizio pubblico. C'è l'editore erede, stilé e malinconico, inevitabilmente portato, se vuol salvarsi, ad essere infedele agli antenati: poche cose si possono trasmettere ai successori e tra queste non figura l'estro personale. C'è l'editore enciclopedico, che ha del mondo un'idea da officina di prefabbricati: il mondo gli sta bene com'è, a condizione che si lasci incasellare in ordine alfabetico. C'è l'editore popolare, che deve avere consonanze elementari con le canzoni d'amore e con la «saggezza» dei proverbi. C'è l'editore di pronto intervento, come i vigili del fuoco; non è ancora spento nella cronaca «l'incendio», che esce il libro documentario. La gara coi giornali dà a questa editoria una dimensione consona ai tempi affrettati in cui viviamo e richiede prodigi tecnici manageriali, che hanno dietro di sé mille fili intrecciati come gli apparecchi radiofonici. Un giovane ingegnere che lavora in una fabbrica di apparecchiature di precisione per aerei mi raccontava che, messo a punto un apparecchio da sperimentare, spesso ilgiorno successivo lo ritrovavano in pezzi sul bancone: l'aereo era caduto. Accade anche coi libri di pronto intervento.

Infine c'è l'editore protagonista.

Che cos'è e che cos'era un editore protagonista? Quegli eccessi di valutazione dovuti all'entusiasmo; quella fiducia che precede il libro, quell'affidarsi all'intuizione invece che al marketing sono i suoi punti di forza e insieme di debolezza.

L'editore protagonista ha minori impedimenti a nutrire in grande le ambizioni perché adopera tutto ai propri fini, anche le ambizioni altrui. Il pericolo che lo insidia ogni giorno sta nelle ambizioni di passaggio, che scelgono le idee da caffè, le quali si «cristallizzano» prima dello scontro con la realtà.

Facilmente, nell'editore protagonista, c'è una sproposizione che travalica l'operosità, con tutti i possibili errori che ne conseguono. Le decisioni collegiali, cui la tecnologia si affida, riducono gli errori per il prevalere del senso comune che trova riscontro nel mercato. Tali limiti però condizionano la scelta; gli argomenti che il mercato suggerisce sono gli stessi per tutti e prevaricano quelli semi-nascosti nelle sabbie mobili della cultura: ne deriva una facile ripetitività. Nelle fiere internazionali del libro, a un certo punto viene il dubbio di essere già stati in quel padiglione, di aver già visto quei libri perché più editori pubblicano i medesimi libri, o quasi. Si direbbe che gli avvenimenti abbiano lo scopo comune di consentire un libro in più. Questo aggiornamento sistematico e puntuale ha il suo pregio, ma raramente con sente di uscire allo scoperto per avvistare nuove terre. I futurologhi vi si avventurano, portando le premesse alle conseguenze estreme; in altre parole, allungano le ombre.

(tratto da V. Bompiani, Il mestiere dell'editore, Longanesi, 1988)

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