Crollo del mercato dei libri, nel 2020 attese perdite fino a 900 milioni

di Redazione -

29.05.20

L'Associazione italiana editori ha presentato i dati di vendita: nei primi quattro mesi dell'anno -134 milioni di euro. La pandemia ha bloccato il 91,1% dei nuovi titoli in uscita.

 

 

Dall'emergenza sanitaria a quella culturale. Crolla la più grande industria culturale del Paese, quella editoriale, e bisogna fare qualcosa prima che sia troppo tardi. Ricardo Franco Levi, presidente dell'Associazione Italiana Editori (Aie), nel presentare i dati di vendita dei primi quattro mesi che hanno sconvolto il mondo del libro - con la chiusura delle librerie a causa della pandemia - stima una perdita a fine 2020 compresa tra i 650 e i 900 milioni di euro su un fatturato complessivo di 3,2 miliardi di euro.

 

Secondo le stime Nielsen il mercato dell'editoria varia (fiction e non fiction) in librerie, store online e grande distribuzione organizzata dal primo gennaio fino al 3 maggio di quest'anno ha avuto una perdita netta di 90,3 milioni di euro. Considerando anche le vendite fuori dai canali rilevati dagli istituti di ricerca (cartolibrerie, vendite dirette, fiere, librerie specialistiche e universitarie) la perdita sale a circa 134 milioni di euro, alla quale va aggiunto il blocco delle novità. Dal 16 marzo al 3 maggio gli editori distribuiti dai maggiori gruppi nazionali hanno congelato il 91,1 per cento delle uscite, mentre la produzione degli ebook è aumentata del 28,6 per cento.

 

Cambiano anche le abitudini di acquisto, sempre più digitali. Secondo l'analisi fornita dall'Aie, le librerie che hanno limitato un crollo dei ricavi che in alcuni casi è stato pari anche al 90 per cento del fatturato rispetto al 2019 sono quelle che si sono reinventate in rete e sul territorio: un sito per continuare a vendere, la consegna a domicilio a volte effettuata, anche in bicicletta, dagli stessi librai e il dialogo tenuto vivo con i lettori sui social, tra pagine Facebook aggiornate ancora più del solito e dirette Instagram per sopperire alle presentazioni che non si possono più fare come in passato cn la presenza fisica delle persone.

 

Se c'è qualcosa di buono, in tutto questo, è che non sentiremo più parlare di carta versus il digitale e di librai indipendenti rispetto a quelli di catena. In uno scenario di questo tipo è fondamentale, come ricorda anche Levi, restare uniti, evitare di perdere case editrici, librerie, autori, traduttori, distributori o altre parti della filiera editoriale e ripartire dal gesto più semplice che ci sia: l'acquisto di un libro.

 

"D'accordo con le richieste che anche gli altri editori e gli altri librai europei faranno ai loro ministri della Cultura, chiediamo al governo italiano un milione di buoni di acquisto da cento euro da distribuire alle famiglie con bambini di cinque o di sei anni, da spendere nelle librerie fisiche" annuncia Levi, che considera la distribuzione diretta di fondi più macchinosa rispetto all'idea di questa card, pur augurandosi che dal fondo per la Cultura di 210 milioni di euro arrivi qualcosa anche al mondo del libro.

 

"L'editoria italiana è pronta ad affrontare questa rivoluzione. La partita non è ancora persa, ma serve il sostegno delle istituzioni e di tutti gli operatori. Non c'è più tempo da perdere" sottolinea comunque Levi, prendendo spunto dalla resilienza dei librai. In questo periodo di confinamento e di timida ripresa delle attività ci sono in Italia diciassette librerie - tre delle quali in Lombardia, una a Roma, ma l'Aie non ha fatto nomi - che hanno addirittura aumentato i loro ricavi.

(Fonte: sito de La Repubblica)

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