“Filigrane. Culture letterarie”, una nuova rivista

di Elenio Cicchini -

14.06.20

Che cosa condividono i nomi in filigrana dei cartai di Fabriano del XIV secolo con il “signo della staffa” senese e i marchi del Duecento, la rozza croce o le lettere “I A”?

 

Queste impronte condividono l'idea di segnare, e cioè rendere visibile, la materia della stampa.

Le impronte rendono visibile nel segno lo stesso supporto del foglio, la cui superficie si frappone fra la mera carta e il carattere della stampa.

 

Un righello, le iniziali di un nome, un emblema, e la carta assume un primo carattere. Carattere, questo, che resta in folio, appare solamente in controluce, al di qua della stampa. Come la figura che negli abbecedari per l'infanzia si nascondeva dietro la lettera mobile.

Col primo carattere è lo stesso foglio a ritirarsi nel fondo e conservare, nella propria materia, la disposizione ad accogliere il segno grafico: il secondo carattere.

Ma se il secondo carattere segna il foglio con la grafia, l'altro – il carattere della filigrana –, segna lo spazio ove una scrittura può innanzitutto essere.

 

È questo, cioè, il compito della filigrana: quello di essere situata in uno spazio intermedio, diafano eppure distinto. Uno spazio di soglia fra il dentro e il fuori: al contempo dietro al testo e davanti alla carta.

La filigrana apre alla possibilità di una stampa e, insieme, ne affida il supporto a un testo. Né sola carta, né già carta stampata, la filigrana è un'attesa della stampa e un ornamento della carta.

 

La rivista “Filigrane. Culture letterarie” intende riservare per sé l'interstizio fra la carta e la stampa, il senza-carattere e il secondo carattere. In questo spazio interfolio, ogni testo si mantiene nella trasparenza di una possibilità e la carta si dispone ad accoglierne ogni forma (ogni esercizio grafico) – dal saggio al frammento, dal commento al poema.

 

Come l'orafo che intreccia le grane (filum granum), spetta al lettore visionare in controluce il carattere dei materiali che di volta in volta si presentano. “Dialetti”, “Traduzioni”, “Città”, “Libro” sono le filigrane attraverso cui la lingua segna in controluce la materia dei suoi testi.

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