Gemellaggio editoriale - I volti di Scampia

di Anita Zulian -

15.10.19

Un finesettimana dai colori accesi, in una terra scontrosa ma genuina, le cui storie si intravedono velate negli occhi della gente, delle donne, dei padri, degli scugnizzi.

 

Ronzani Editore in trasferta a Scampia. Catapultati in una realtà a noi distante, in una terra di mezzo, perno della malavita napoletana, che oggi timidamente ostenta un'altra veste. Non è un compito facile quello di convincere le persone che non si è più solo criminalità e corruzione quando per anni si è stati più volte al centro della cronaca nera italiana. Avere voce in capitolo, riabilitare un quartiere dilaniato dalle faide camorriste, integrare una realtà scostante impegnandosi contro il degrado sociale, che ancora è saldo e persistente. I progetti ci sono, così come le speranze dei ragazzi che hanno deciso di resistere, di opporsi a un'esistenza che li soffocava, come il caldo torrido delle loro estati. Si sono stancati di subire passivamente le conseguenze di una realtà che gli è scivolata addosso, e da cui non hanno avuto scampo.

 

Ed è qui che entra in gioco Rosario, il “nostro caro Rosario”, come lo ha definito Enzo, l'albergatore e anche noi - in qualche modo e forse presuntuosamente - lo sentiamo un po' nostro. Rosario Esposito La Rossa, un ragazzo del posto, che dopo quarant'anni dalla chiusura dell'ultima libreria è riuscito ad aprirne una tutta sua, proprio qui, tra Melito e Scampia, all'ombra di condomini sbilenchi con i panni stesi al sole. Un'insegna gialla che, sgomitando tra le imposte scure e arrugginite dei locali a fianco, recita così; “La Scugnizzeria. Sognare il sogno impossibile”. I ragazzi, o meglio, gli scugnizzi del ‘parco' e dintorni, si rifugiano qui, un posto dove i segreti rimangono tali, i consigli non tardano ad arrivare e il cuore ne esce un po' più leggero.

 

Varchiamo la soglia quasi con esitazione, come se invadere quello spazio destinato ad altri, potesse in qualche modo minarne l'equilibrio. Travolti dai colori delle copertine più svariate e dal profumo inebriante della carta, Rosario ci racconta con emozione tutti gli aspetti del suo progetto culturale. Qui si salvano i libri destinati al macero, si restaurano, e si dà loro una ‘second chance'; i libri come potente mezzo di comunicazione e di formazione: possono essere acquistati, letti, sfogliati, o lasciati “in sospeso”, per chi ancora non può permetterseli. Superato un primo spazio, dove tra gli scaffali ci si imbatte anche in prodotti gastronomici “made in Scampia”, a supporto dell'artigianato locale, ci troviamo all'interno di un laboratorio sperimentale: un locale polifunzionale adibito a stazione radio, cineforum, sala lettura e spazio teatrale. Quest'ultimo gestito dalla moglie di Rosario, Maddalena, che grazie a workshop, stage, messe in scene e corsi di recitazione, spinge i ragazzi all'immaginazione e all'espressività artistica ed i protagonisti sono finalmente loro.

 

In una stanza adiacente, a sorpresa, Rosario è impaziente di mostrarci la sua officina tipografica: una platina per la stampa manuale, caratteri mobili in piombo, un tirabozze, una taglierina, arnesi sparsi qua e là, marionette fatte a mano con materiali riciclati. I ragazzi hanno la possibilità di cimentarsi in laboratori di tornitura del legno, legatoria, cartotecnica, insomma, di usare le mani e farlo nel modo giusto. Alla Scugnizzeria si progettano libri, libri ecologici, per dare un valore all'impegno civile e sociale e sensibilizzare i giovani al rispetto del territorio.

 

Veniamo, dunque, a noi. Rosario e i ragazzi delle case editrici Marotta&Cafiero e Alessandro Polidoro sono impazienti di apprendere nozioni sull'arte della tipografia. Una chiacchierata, più che una lezione, che si snoda dalla storia della stampa dei caratteri mobili fino alla loro digitalizzazione. Si parla e si discute di come nasce un libro: il processo evolutivo delle font, la scelta della carta, del formato e dei margini, l'area di testo e di come questa armoniosa combinazione di elementi debba rispettare dei canoni stabiliti nel tempo. Seppur l'ultima parola spetti comunque all'occhio e al buon gusto. Interventi, precisazioni e aneddoti animano questa conviviale opportunità di condivisione e gemellaggio editoriale. Al termine di questa prima infarinatura tipografica, nell'euforia generale, veniamo accompagnati da Rosario all'hotel Hobbit. Un tragitto breve ma intricato. Due corsie della circonvallazione separano la Scugnizzeria dalla zona del quartiere in cui siamo diretti: tratto che i bambini sono obbligati a percorrere periodicamente. Non un semaforo, non un attraversamento pedonale. Ci si affida al buonsenso delle persone che rallentano per farci passare e lanciati nel traffico, raggiungiamo la carreggiata dall'altro lato della strada tra i sacchi d'immondizia che costeggiano i marciapiedi dissestati.

 

L'indomani, alla libreria, riprendiamo dagli argomenti lasciati in sospeso: spazio ai ritocchi e alle curiosità dei nuovi volti. Ci lasciamo poi la teoria alle spalle, spinti dall'impazienza di mettere in funzione la platina del laboratorio, macchina da stampa manuale che Rosario ha scovato in un mercatino a Londra, ma che ancora non ha azzardato ad utilizzare. C'è tutto, la forma con i caratteri in piombo, l'inchiostro, persino un rullo appartenuto a Piergiorgio Wuelbi, donato con affetto alla Scugnizzeria dalla moglie dello scrittore. “Prima di essere schiuma saremo inbomadili onde”, queste le parole di Cesare Pavese che cerchiamo di imprimere sulla carta, ed i refusi le rendono ancor più belle. In mancanza del caucciù, materiale quasi irreperibile, le stampe escono appena accennate. Ma nonostante i tentativi mal riusciti, siamo comunque felici di aver potuto lasciare un'impronta, nella speranza che torni utile in un progetto più grande di noi.

 

E infine ci salutiamo. Appesantiti da una consapevolezza che ci porteremo dentro, una scalfittura che si rimarginerà a fatica, accompagnati dall'augurio di rivederci presto e di scambiarci ancora una volta le nostre visioni del mondo, forse distorte, ma volte unicamente a fare del bene, a dare un apporto significativo alla diffusione del sapere. Si sono fatti pionieri della cultura, controcorrente, e noi vogliamo fare questo. Vogliamo scrivere di loro. Una macchia di colore in un mondo in bianco e nero.

 

Newsletter

Iscrivendoti avrai uno sconto del 15% sul tuo primo acquisto