Goffredo Parise: le mille vite di Nessuno

23.03.16

Vicenza, 8 dicembre 1929. Nasce Goffredo figlio di Ida Wanda Bertoli e di nessuno. Solo all'età di 9 anni, grazie alle nozze della madre con il direttore di giornale Osvaldo, acquisirà il suo cognome, Parise. Appena ventiduenne, a Venezia vedrà pubblicato il suo primo libro, Il ragazzo morto e le comete, per i tipi di Neri Pozza. Lunghi viaggi, nelle capitali culturali europee e negli scenari caldi degli anni '60 e '70, come scrittore, sceneggiatore e giornalista si concludono ancora una volta in Veneto, sul Piave, dove le province di Treviso e Venezia si toccano per finire nell'alto Adriatico: Salgareda e Ponte di Piave, e infine la morte a Treviso il 31 agosto 1986. Se si volesse dare una lettura geografica dei Sillabari, sarebbe fin da subito evidente la centralità di Venezia. Riportiamo un brano tratto da Dolcezza: qui Venezia è un rifugio di dolcezza per la memoria di un viaggiatore malato, un approdo di bellezza e pace nell'incertezza del vivere.

Allora si alzò e cominciò a vagare per Venezia alla ricerca di una piazzetta, traversata da colonne, che incontrava solo e sempre per caso e oltre la quale si perdeva. Come altre volte era accaduto si trovò su fondamenta larghe, in ombra, a nord, che guardavano l'isola di San Michele tra freddi cipressi, l'isola di Murano e la ondulante laguna tra barene e lembi di terra e canne. Sentì dentro di sé il freddo di quell'ombra e di quei cipressi (i suoi bronchi erano anche un po' psichici), tornò indietro e si perse. Poi chiese informazioni, ritrovò la strada ed era mezzogiorno e mezzo quando entrò in una rosticceria affollata dove, seduto su uno sgabello, mangiò il risotto verdino di vongole aglio e prezzemolo che voleva. Poi mangiò due piccoli polipi bolliti e conditi con olio e limone (uno lo provò senza limone, era indeciso, era migliore o no?), uscì, entrò in una osteria vicina e bevette due calici appannati di Tokai friulano. Salutò e tornò all'albergo, si spogliò in fretta completamente nudo, si infilò tra le lenzuola di lino un poco irrigidite dall'amido, ascoltò per qualche minuto sciacquii di remi, gli óoee… óoee… óoee… dei gondolieri e si addormentò.”

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