Non un profumo, nulla (Mare, di G. Parise)

03.04.16

Un giorno d'estate un operaio di provenienza contadina con labbra e denti belli e forti, essendo molto caldo e il ferragosto vicino, approfittò delle ferie al mobilificio dove lavorava per andare al mare a Iesolo. Aveva quasi quarant'anni, era vedovo e non era mai stato in villeggiatura al mare.”

Mare è il titolo di uno dei Sillabari di Goffredo Parise che Francesco Maino ha selezionato per una raccolta “geografica” dell'opera parisiana. Tratto comune della silloge è l'ambientazione veneta, terra d'origine di Goffredo Parise, nato a Vicenza nel 1929 e morto a Treviso nel 1986. Mare è un piccolo reportage di pace vacanziera a cavallo del Nord Italia, dominato da luce tenue e acque torbide, un racconto diviso tra l'estate abbacinante e il desolato inverno del litorale veneto, nella tipica solitudine da località balneare dismessa. L'orologiaio Bruno, protagonista della storia, passa le ferie d'agosto a Jesolo, dove incontra una compagnia di ragazze e si invaghisce di Ines, giovane ragazza dell'entroterra veneto. Vedovo, giovanile d'aspetto, passa il suo tempo con la compagnia di Ines e familiarizza con la varia umanità che popola il camping Metropolis.

Bruno chiacchierò molto con le ragazze che invece parlavano poco, ballò parecchio (aveva passato la gioventù a partecipare a gare di ballo), così oltre la birra le ragazze accettarono anche la pizza. Mangiavano con molta «educazione», tenendo bene le posate tra le dita e a piccoli

bocconi. Erano infatti impiegate, come Bruno aveva sospettato. Maria-Rita, che era la più vecchia delle quattro, non era «malvagia», ma la più bella era Ines che era anche la più giovane e quella che rideva di più. Nonostante la timidezza, la discrezione e le ragioni d'età Bruno pensò che era quella che gli piaceva di più.

Dopo ferragosto, finite le ferie, il timido approccio di Bruno si trasforma in un altrettanto timido scambio di corrispondenza con Ines, che però non dissuade il protagonista a mettersi in viaggio dalla sua Milano, a capodanno, per raggiungere di sorpresa Ines. La svolta potenziale data da uno spostamento così impegnativo e avventato, secondo i canoni narrativi usuali, sembrerebbe introdurre a una tragedia o un happy ending. Una volta in più, invece, Parise lascia l'eccesso emozionale confinato nell'aspettativa del lettore e si ferma di fronte al dato narrativo di quotidiana normalità. Semplicemente, Ines è in vacanza con gli amici per il Capodanno. Bruno allora si unisce ad un veglione in una trattoria e prima di partire compie una piccola ricognizione dei luoghi dove pochi mesi prima aveva passato le vacane. La sua Jesolo ora, fuori stagione, è irriconoscibile.

Anche lì intorno fece un piccolo inventario: «Qui c'erano i gokart, lì i polli allo spiedo, qui la tabaccheria dove Maria-Rita ha comprato l'Ambra Solare e Ines è tornata indietro per cambiarla con un'altra crema». Le strade erano piene di sabbia portata dal vento, a piccole dune, non c'era musica, non c'era una macchina, non un profumo, nulla.

Lo stupore del lettore è dato dalla precisione di una messa in scena quasi pittorica, frutto di una laboriosa attenzione, come rivela Parise stesso in un dialogo-intervista con Mario Schifano, a metà anni '60. Al pittore, “costretto” a parlare, Parise opporrà se stesso in qualità di osservatore: “Lei dovrà usare le parole, cioè la metafora, mentre io, con molta minor fatica, userò lo sguardo. Vedremo fino a che punto la parola può correre parallela all'immagine.

Immagine: Mario Schifano, Mare, 1978.

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