Quattro poeti veneti tra lingua e dialetto

di Redazione -

06.11.18

Nella serata del 3 novembre scorso, nella storica osteria Alle Risorgive di Codroipo, quattro poeti veneti hanno dato vita ad un incrocio di letture nel segno della ricerca, come dell'innovazione espressiva, tanto nel codice della lingua/e, quanto dei dialetti e dell'intreccio fecondo tra lingua e dialetto, tenendo ferma peraltro la lezione della tradizione: così, ad esempio, va inteso l'esordio di Stefano Strazzabosco il quale, dopo aver dato lettura di una breve lirica di sua composizione in spagnolo, che declinava il tema dell'amore in modalità simili a quelle di Petrarca nel sonetto proemiale al Canzoniere, poteva passare con naturalezza all'omaggio partecipe a Pasolini con un Planh ispirato al modello provenzale di Sordello, per concludere la propria performance con alcuni testi tratti dal volume L'esercizio ipsilon delle edizioni Ronzani.

Non gli era da meno il sodale Luigi Bressan, che ha proposto testi inediti in lingua dal volume Quetzal prevalentemente ispirati agli uccelli, sulla scorta della lunga consuetudine, umana e poetica, con l'amico Amedeo Giacomini che era di casa nella stessa osteria, oppure intonati ad un dialogo a distanza con un altro “grande vecchio” delle nostre lettere quale Franco Loi, metabolizzando al contempo, al fine di ricrearlo, il dettato di poeti antichi o moderni come Catullo, la Saffo dell'inno cletico, oppure Sereni e Cappello.

Mauro Sambi, da parte sua, se da un lato riconosceva il proprio debito nei confronti della grande tradizione italiana, rimarcandone l'importanza per quanti arrivano dall'Istria come lui, dall'altro dimostrava nei fatti la capacità e il coraggio di sostenere – vincendola – la duplice sfida della resa in italiano di testi anglosassoni, senza per questo ridurli ad una semplice traduzione, o del cimento con un codice forse meno nobile, ma non meno autentico, quale il suo dialetto nativo, l'istroveneto di Pola.

Nel dialetto di Cartura (Padova), proponeva infine alcune liriche dal volume In sènare il poeta Maurizio Casagrande, che rendeva omaggio a modo suo a Giacomini e a Bressan con una lirica sul tema dei gabbiani dalla medesima raccolta.

Ad introdurre gli autori e le rispettive poetiche era il critico Matteo Vercesi, direttore della collana “Qui e altrove” per Ronzani, che, nel presentarli, adottava la felice metafora di una “piccola Provenza veneta” in terra friulana, quasi ad indicare che le singole partiture suonate dagli esecutori si armonizzano ed acquistano pieno valore nel quadro di una sinfonia di più ampio respiro.

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