Sapere di tappo, di Alessandro Zaltron e Francesca Marchetto

di Redazione -

06.05.20

 

«A che vili usi siamo destinati, Orazio! Pensa, con la fantasia noi potremmo seguire tutto il corso della polvere illustre di Alessandro fino a trovarla a fungere da tappo a un barile di birra. Non ti pare?»

William Shakespeare, Amleto

 

 

Si fa presto a dire «tappo»


Tappo, sostantivo maschile singolare, identifica un oggetto di sughero o di altri materiali (legno, gomma, plastica, metallo, vetro smerigliato), per lo più di forma tonda o cilindrica, usato per chiudere la bocca di contenitori e recipienti: bottiglie e bottigliette, fiaschi, flaconi e flaconcini, e anche botti, otri, vasi, ecc. Il suo nome deriva probabilmente dalla radice germanica Tap-, che deve aver avuto il significato di spingere dentro, calcare; ma l'etimologia non è pacifica per tutti gli studiosi. Il tappo può essere di vari tipi: a fungo, a vite (anche con frattura, il pezzo di plastica o metallo del sigillo), a strappo, a corona, a chiusura ermetica, di tenuta (nelle confezioni di medicinali e profumi), meccanico, con beccuccio, paragocce, salvagocce, bucherellato. Di solito sigilla e protegge contenitori alimentari (vino, acqua, olio, liquori), ma spesso impedisce la fuoriuscita di liquidi o polveri di altra natura: carburante nella tanica, detersivo nel flacone… Per estensione di significato, il tappo definisce qualsiasi sostanza o oggetto che chiude un'apertura o occlude un condotto, un canale, ma anche un vulcano: in vulcanologia, è un ammasso di materiali lavici che, con l'eventuale ripresa delle fasi eruttive, viene espulso violentemente in blocchi e frammenti.


Tappo è quello di gomma o di acciaio che impedisce alla vasca di vuotarsi, ma anche quello di muco nel naso che affatica la respirazione o di cerume che impedisce ai suoni di penetrare nell'orecchio o ne limita la capacità di ascolto. I tappi per le orecchie sono diversi dai tappi delle orecchie: artificiali, sono inseriti volontariamente per attutire i rumori; vengono usati nei luoghi di lavoro troppo caotici — lo prevede la legge sulla sicurezza —, dai nuotatori per proteggere le orecchie dall'acqua, ma anche dalla moglie che non sopporta il russare notturno del marito — o viceversa. Altro tappo (di silicone), ma con funzione ludica, talora fornito di policromo pennacchio, tampona un diverso orifizio del corpo umano, e si può acquistare di solito nei sexy shop. Nell'industria automobilistica esistono il tappo del carburante e il tappo del radiatore. Nella siderurgia il tappo per foro di colata si trova in secchie o crogioli per acciaio. In radiotecnica, il tappo-luce è il collegamento di un radioricevitore con la rete d'illuminazione, per servirsi di essa come antenna. In marina si usa il tappo di cubia, l'occhiello del foro praticato a prua nella murata della nave attraverso cui passa la catena dell'ancora. Nell'uso marinaresco, “riempire a tappo” significa colmare un recipiente in modo che il liquido non sciabordi per le oscillazioni della nave. Nel gergo dell'artiglieria si contano invece il tappo di volata (la chiusura della bocca di un'arma da fuoco a protezione dagli agenti atmosferici), il tappo falsa spoletta (con la stessa forma esterna della spoletta, impiegato in sostituzione di essa quando, per esperimenti o esercitazioni, non si vuole che il proiettile scoppi all'arrivo sul bersaglio), il tappo porta innesco (viene avvitato al momento del tiro e porta al suo interno l'innesco su cui deve battere lo spillo della spoletta). Tappo è anche la chiusura per cartucce da caccia. In senso figurato, la parola “tappo” indica una persona di bassa statura: l'espressione “è un tappo!” può avere coloritura scherzosa o solitamente di scherno. Il diminutivo tappétto è ugualmente riferito, con connotazione non complimentosa, a una persona di piccola statura.

 

Da Sapere di tappo. La vera storia dell'oggetto più usato al mondo, Alessandro Zaltron e Francesca Marchetto 

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