Sillabari veneti: a caccia di suggestioni

30.03.16

Un mattino di novembre molto prima dell'alba un uomo ancora giovane stava dentro una botte in una palude vicino a Venezia.”

Caccia” è il piccolo ritratto di un cacciatore di laguna, in appostamento dentro una botte a liberare pensieri semplici e umili desideri per il futuro. Innumerevoli sono gli universi che possono nascere dentro quel paesaggio lagunare, a noi così vicino e allo stesso tempo così pieno di 'altrove'. Caccia è presente nell'edizione che stiamo curando della celebre opera di Parise: una selezione di Sillabari orientata in base all'ambientazione veneta.

«Così pensando udì un'altra volta il volo dietro le spalle: si accucciò nella botte e vide passare sopra di sé il primo germano di uno stormo disposto a triangolo perfetto. La distanza era quella giusta ma attese qualche istante per vedere il ventre di folta piuma beige e il lungo collo verde, poi sparò agli ultimi due della fila di sinistra, uno morì in volo e cadde con la severità della morte nell'acqua. Data la distanza avrebbe potuto ucciderli tutti e due ma aveva perso tempo a pensare. Il sole saliva nel cielo completamente azzurro e guardando con attenzione davanti a sé verso occidente l'uomo vide sorgere dalla grande laguna oltre le ultime barene come dei campanili e delle torri, gli parve udire, con il vento che veniva di là, un lontanissimo ma profondo suono di campane e il cuore riconobbe, di colpo, il campanile di San Marco. Con gli occhi pieni di lacrime si guardò le mani, poi volse lo sguardo appannato alla folaga, tutta raccolta in un mucchietto, con la testa nascosta sotto l'ala come per dormire o per riposarsi dal dolore prima della fine e pensò: "Quanti anni sono passati"».

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