Tutti a Ravenna per l'Inferno indolore di Francesco Maino

13.09.16

Ci siamo: il 15 settembre l'Inferno indolore, di e con Francesco Maino, debutta al Festival dantesco Dante 2021 di Ravenna. La Casa editrice è come sempre a fianco dello scrittore Maino, animatore di molte iniziative e direttore della collana "VentoVeneto", e per l'evento ha curato il "libretto di sala" che verrà distribuito agli spettatori, e di cui qui di seguito pubblichiamo il testo, unitamente ad alcuni "scatti" tratti dai video originali girati per l'occasione da Marco Maschietto e che accompagneranno sul palcoscenico, in uno con la colonna sonora di Stefano Albarello, la voce di Maino.

Francesco Maino, Inferno indolore

È stato detto più volte che l'Inferno di Dante è una rappresentazione speculare completa del mondo dei vivi, e che quei dannati fissati al proprio eterno destino ultraterreno rappresentano un campionario dell'umanità intera, nel quale ogni tempo può riconoscere i propri peccata. E allora, oggi, che cos'è l'Inferno? Cosa davvero rimane nel nostro quotidiano della dantesca visione infernale e dei suoi temi drammatici? Per descrivere un tempo che sembra legittimare ogni passione distruttiva e averci reso insensibili all'idea stessa del Male, Francesco Maino ha scelto quattro canti dell'Inferno e, in una libera sequenza rispetto all'ordine del poema, ne reinventa gli episodi e i personaggi attraverso la realtà contemporanea: in particolare di quel suo Veneto diventato emblema dell'Italia tutta e di ogni altro luogo. Una ‘commedia' grottesca e violenta dove le antiche invenzioni dantesche si trasfigurano in quel che è diventato qui, ora, ogni giorno, il nostro inferno indolore.

Lo accompagnano nella sua descensio i visual di Marco Maschietto e le musiche (tra antico e contemporaneo) di Stefano Albarello.

Canto XII

Girone dei violenti, vigilato dal Minotauro e dai mitici Centauri. Il fiume Flegetonte diviene il Plavetonto, bollente non di sangue ma d'olio di frìttola, perché ormai sacro alla Patria dei Kebabbari e Piadinari. L'Alighieri di questo canto è un paziente in uscita dai Servizi per le Tossicodipendenze (SERT), separato dalla moglie, domiciliato presso la madre, turnista come mulettista, e turista della domenica sulla groppa d'un centauro biruota nelle piagge del litorale veneto, tra olii abbronzanti, spritz apocrifi, mostruose meduse spiaggiate e maionesi per panini di carne da macello. È il canto dei tiranni, tra i quali Ezzelino da Romano III, il sanguinario signore della Marca Trevigiana, e Obizzo d'Este, accoppato dal figliastro. Il canto si apre con la descrizione della ruina cagionata dalla rotta dell'Adige, tra Trento e Rovereto, quella Val Lagarina da dove scendono ora i nuovi unni del turismo emozionale isolano, nella smart-land inconscia dell'eccellensa eno-gastro-mimica...

«E quella fronte c'ha 'l pel così nero,

è Azzolino; e quell'altro ch'è biondo,

è Opizzo da Esti, il qual per vero

fu spento dal figliastro sù nel mondo»...

Canto VII

Canto del gigante Pluto, bestemmiatore come gran parte dei veneti, canto di prodighi e di avari, canto della palude c'ha nome di Stige, della sua belletta negra, della sua lorda pozza, del fango ch'ingozza delle maligne piagge grige. Le immagini che accompagnano la lettura sono state girate da una piccola barca nella laguna di Venezia, intossicata per sempre dalla diossina, di fronte a quel che fu il Petrolchimico di Porto Marghera...

«Pape Satàn, pape Satàn aleppe!»,

cominciò Pluto con la voce chioccia;

e quel savio gentil, che tutto seppe,

disse per confortarmi: «Non ti noccia

la tua paura; ché, poder ch'elli abbia,

non ci torrà lo scender questa roccia»...

Canto XXI

Siamo nel bel mezzo di Malebolge, dove bolle una tenace pece come quella usata dai veneziani nei cantieri navali dell'Arsenale. I diavoli vanno a caccia di barattieri e corruttori così come oggi si va a caccia di Pokémon-go. Ma i mostriciattoli digitali muoiono di una istantanea morte indolore, in uno sfarinamento di pixel, mentre la brigata dei diavoli dai nomi pittoreschi (Draghignazzo, Barbariccia, Alichino, Graffiacane, Libicocco…) infierisce senza fine e con sanguinario divertimento sul dannato di turno. Per questo luogo così celebre dell'Inferno dantesco abbiamo trovato immagini adatte dentro le concerie di Arzignano (Vicenza), dove giungono da mezzo mondo le pelli di vacca sanguinanti e salinizzate, e qui si tirano, si asciugano a phon industriali, si tagliano, si tingono, per rivestire i sedili delle auto di lusso, farne preziosi accessori di griffe milanesi, e altre amene necessità del nostro tempo...

«Tra 'ti avante, Alichino, e Calcabrina»,

cominciò elli a dire, «e tu, Cagnazzo;

e Barbariccia guidi la decina.

Libicocco vegn'oltre e Draghignazzo,

Ciriatto sannuto e Graffiacane

e Farfarello e Rubicante pazzo»...

Canto XVII

È il canto del demone alato Gerione, che nella riscrittura di Maino diventa un aereo della compagnia low-cost “Gerione Travel” su cui stanno volando Dante e Virgilio. L'apparecchio precipita in località Crespino, provincia di Rovigo, sulla sponda veneta Po, dove il mito vuole sia caduto il fanciullo Fetonte, rammentato da Dante alla fine del canto. Contro il parere del padre Apollo, Fetonte si mette maldestramente alla guida del carro del Sole, finché Giove è costretto ad abbatterlo con uno strale simile al missile che ha centrato il DC-9 di Ustica. È anche il canto degli usurai, tra i quali il gentiluomo padovano Reginaldo Degli Scrovegni, con l'emblema familiare della «scrofa azzurra e grossa» disegnato sulla borsa che questi dannati devono portare sul petto. Il figlio Enrico è lo Scrovegni che per espiare le colpe del padre fa erigere in Padova l'omonima cappella, coi mirabili affreschi di Giotto. Reginaldo profetizza l'arrivo in quel medesimo cerchio di Vitaliano del Dente, attivo a Vicenza, dove oggi è suo degno successore Giovanni Degli Zonin, ex dominus del “Banco Popular di Vicensa” e magnate del vino...

E un che d'una scrofa azzurra e grossa

segnato avea lo suo sacchetto bianco,

mi disse: «Che fai tu in questa fossa?

Or te ne va; e perché se' vivo anco,

sappi che 'l mio vicin Vitaliano

sederà qui dal mio sinistro fianco»...

da instagram

Newsletter

non perdere offerte e novità sui libri, gli eventi e molto altro ancora