Polvere d'oro. Tre radiodrammi

Salvatore Mannuzzu

Polvere d'oro. Tre radiodrammi

2020, pp. 292
Prezzo: € 20,00
Alfabeto
ISBN: 978-88-94911-70-1
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Di imminente pubblicazione

 

A cura di Sante Maurizi

Prefazione di Goffredo Fofi


In Polvere d'oro sono raccolti tre drammi che Salvatore Mannuzzu scrisse per Radio3 tra il 1996 e il 1997. Allo scadere del Novecento, uno degli autori che hanno “espresso al meglio – scrive Goffredo Fofi nell'introduzione – una continuità con la grande generazione dei nostri scrittori del dopoguerra”, scopre nel  radiodramma una forma particolarmente adatta a esprimere la dolente rarefazione della realtà in cui quella generazione letteraria si estingueva. Nella dimensione immateriale del teatro alla radio diventa possibile assemblare ancora una volta i residui di un qualche realismo, e comporli in una drammaturgia spettrale di voci musica suoni. Mannuzzu riprende in mano certi elementi ordinari del teatro borghese – infedeltà coniugali, conflitti coi figli, le disgrazie che impongono di misurarsi col mistero del vivere – e li colloca in una Sardegna quasi astratta, connotata poco più che dai suoi stessi toponimi, o da una semplice suggestione di cielo e mare come presenze indeterminate e primordiali, che amplificano il vuoto dove i personaggi ‘agiscono', e il silenzio dove si perderanno le loro parole.

 


Salvatore Mannuzzu (Pitigliano 1930 – Sassari 2019). Magistrato fino al 1976, deputato per tre legislature fino al 1987. Ha pubblicato per Einaudi, tra gli altri, Procedura (1988, premio Viareggio), Un morso di formica (1989, premio Dessì), La figlia perduta (1992, premio Grinzane Cavour), Corpus (poesie, 1997), Alice (2001), Snuff, o l'arte di morire (2013). Per le Edizioni dell'Asino Cenere e ghiaccio. Undici prove di resistenza (2009), per Lindau Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio (con Goffredo Fofi, 2012).

 


Dall'introduzione di Goffredo Fofi


“Mannuzzu è stato evidentemente un buon ascoltatore radiofonico, e deve aver molto riflettuto sulle sue possibilità non sempre realizzate; è evidente che conoscesse qualcosa o molto della storia del radiodramma, da accanito lettore di libri e riviste (forse anche di “Sipario”, ché il teatro è sempre stato un rovello degli scrittori migliori per le sue possibilità di un dialogo diretto con un pubblico, di una verifica – penso per esempio, in Sardegna, a Dessì). I testi qui raccolti lo dimostrano, per la loro sapienza compositiva, per il rapporto voce-musica (e per la scelta delle musiche, da intenditore iper-colto, da ascoltatore iper-colto), per le indicazioni sui rumori di proscenio e di fondo, ma soprattutto per il dosaggio tra il detto e il non detto, tra quel che dicono e non dicono o a cui alludono i pochi personaggi che li abitano, visti nei loro rapporti tanto stretti quanto, sul fondo, conflittuali. Stretti ma tesi, tesissimi; e dichiarati quanto sottintesi. Nei primi due testi mi pare di poter riconoscere anche un'influenza decisamente teatrale (nonché poetica) di T. S. Eliot (Riunione di famiglia, Cocktail party...) per quella  insoddisfazione nei confronti del dicibile, per il sotto-testo dell'intuibile ma inespresso, per quella sorta di ansia che non possiamo che chiamare religiosa di ricerca di un più di verità, di quella verità che non è possibile esprimere solo a parole: di Verità.”

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