Piero Barbera

Piero Barbera è nato a Firenze il 21 agosto 1854 da Gasparo e da Vittoria Pierucci, iniziò giovanissimo l'attività di tipografo, presso la stamperia paterna, frequentando contemporaneamente l'Istituto svizzero a Firenze. Dal '72 al '73 diresse la succursale della stamperia, impiantata dal padre a Roma subito dopo il trasferimento della capitale. Nel 1880, con la morte del padre, assunse coi fratelli Luigi e Gino la piena responsabilità della ditta. Fu poi anche, per più anni, consigliere e assessore comunale, presidente del Circolo filologico di Firenze e dell'Università estiva fiorentina. Educato al gusto paterno, la bellezza tipografica per il B. era da ricercare nella classica semplicità, nella proporzione, nella scelta e disposizione dei caratteri e nell'armonia dei margini. Significativo fu lo studio che fece delle opere del Bodoni, di cui tracciò (1913), per commissione del Formiggini, un succoso profilo. Severamente ispirato a concetti d'arte fu quello che può considerarsi il suo maggior lavoro tipografico, l'edizione nazionale delle Opere di Galileo, in 20 volumi in 40, con fac-simili, ritratti e grafici. A tali principi si ispirò nei lavori di gran mole e nel proseguimento della «Collezione gialla» e della «Diamante»; dette inizio a nuove collezioni, dai «Manuali giuridici» alla «Piccola biblioteca del popolo italiano», alla «Vade-mecum», alla «Pantheon», all'«Ape», e altre minori, tutte accolte dal pubblico consenso. Pubblicò opere di scrittori come il Guerzoni, Tabarrini, Arrivabene, Chiala, Bonghi, Boito, Oriani, De Gubernatis, Mantegazza, Barbiera; di letterati come il D'Ancona, Del Lungo, Chiarini, Mazzoni, Graf, Mestica; di latinisti come il Ramorino; di grecisti come il Festa e il Vitelli; di poeti e prosatori come lo Zanella, Fogazzaro, D'Annunzio, Verga, De Amicis, Fucini, P. Ferrigni (Yorick), Pratesi; di giuristi come il Mortara, Orlando, Bonfante; di economisti come il Pareto. Nel 1904, dopo aver pubblicato vari studi di carattere professionale, dedicò alla memoria del padre il bel volume Editori ed Autori, in cui furono compresi, insieme ad alcuni ricordi familiari ed altri personali, diversi suoi scritti intorno agli stampatori umanisti del Rinascimento, a Nicolò Bettoni, a David Passigli, a Vincenzo Batelli, a Paolo Galeati e alla influenza della stampa nel Risorgimento. Cultore di studi bibliografici e tra i primi in Italia a seguire la “classificazione decimale” creata da Melvil Dewey, fece tradurre un'edizione ridotta delle tavole classificatrici e un breve manuale per l'applicazione del nuovo sistema. Inoltre, nel 1897, pubblicò il primo Catalogo perenne delle edizioni della sua Casa, classificate metodicamente col sistema del Dewey, cui fecero seguito sei supplementi fino al 1922. La più importante opera bibliografica dei B. furono gli Annali bibliografici e Catalogo ragionato delle edizioni di Barbèra, Bianchi e C., e di G. Barbèra, da lui pubblicata insieme con i fratelli nel 1904, un vero commentario della produzione Barbera dal 1854 al marzo 1880, cui seguì nel 1918, a celebrare il centenario della nascita del padre, il supplemento Addenda et Corrigenda. Scoppiata la prima guerra mondiale, raccolse e pubblicò, col titolo di Bibliografia della preparazione, un indice di tutto quello che era venuto in luce in Italia dall'agosto del 1914 a tutto il maggio 1915 su questioni relative alla guerra, alla politica internazionale e agli obiettivi politici italiani. Nella «Collezione gialla», che già aveva accolto le Memorie di un editore e le Lettere di Gasparo Barbèra curate dai figli, pubblicò, nell'autunno del 1920, i Quaderni di memorie. Morì a Firenze il 27 sett. 1921.

Le opere dell'autore:

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