Paolo Lorenzon

Nato a Treviso nel 1955, fin dalle scuole medie è stato molto attratto dalle materie scientifiche e dai lavori manuali. Ha iniziato a praticare la fotografia fin dal primo anno, usando una Bencini Koroll II, mentre in terza, già evoluto, ha preso a usare un'Agfa Selecta.

Non potendo prolungare gli studi al liceo scientifico, ha frequentato di sua iniziativa un corso della Scuola Radio Elettra di Torino, dove ha appreso le prime nozioni scientifiche, in particolare di fisica. Nel 1971, oramai sempre più esigente, ha acquistato la sua prima fotocamera semiprofessionale, una Nikkormat Ftn con obiettivo 50mm F/2. Da principio, si è affidato per lo sviluppo a un fotografo professionista finché, leggendo riviste del settore — «Progresso fotografico», «Tutti fotografi», «Fotografare» —, ha capito quanto fosse essenziale sviluppare e stampare i propri negativi. Ha preso dimestichezza con la camera oscura e si è reso conto dell'importanza di sperimentare in prima persona.

Negli ultimi anni ha avvertito la necessità di salvaguardare l'ammontare di negativi che aveva ormai accumulato. Per digitalizzarli, ha usato dapprima uno scanner semiprofessionale — Nikon Coolscan 4000 Ed — raggiungendo un livello qualitativo buono ma non ancora del tutto soddisfacente. Finché Fabrizio Furlan, grande amico e fotografo professionista, gli ha fornito uno scanner a tamburo virtuale, Imacon FlexTight 848, con cui, nell'arco di venti mesi, è riuscito a digitalizzare tutti i negativi in bianco e nero con risultati eccellenti.

Gli anni che più ha dedicato all'obiettivo — il pomeriggio a fotografare e, le notti, in camera oscura a sviluppare e stampare — vanno dal 1972 al 1979. Da allora, ha dovuto ridurre il tempo da riservare alla sua passione: suo padre lo ha messo ‘al giogo' nel lavoro al ristorante, mentre nel frattempo anche il paesaggio e la vita contadina sono profondamente mutati. Non per questo ha abbandonato la fotografia, continuando a prediligere il bianco e nero senza, però, trascurare del tutto il colore. Oggi, preferisce tuttavia occuparsi di altri soggetti e altri luoghi: affascinato dagli eventi atmosferici – albe e tramonti in montagna, il vento e le nuvole, i temporali e la pioggia, la brina e la neve – e da tutti gli spettacoli cui danno origine le leggi della fisica che agiscono in natura.

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