“Cose”, opere di Mario Francesconi

27 gen 17:00
Galleria ZetaEffe, L'arte contemporanea Firenze, Via Maggio 47

Sabato 27 gennaio, presso Galleria ZetaEffe, L'arte contemporanea, Firenze, inaugura “Cose”, esposizione personale di Mario Francesconi.

Il catalogo della mostra con scritti di Carlo Sisi e Franco Zabagli è pubblicato da Ronzani Editore.

La mostra è aperta al pubblico dal 27 gennaio al 3 marzo 2018, dal lunedì al sabato (15.30 - 19.30)

Mario Francesconi è nato nel 1934. La frequentazione del premio Viareggio lo avvicina al mondo della letteratura che lo accoglie immediatamente grazie al successo ottenuto nelle prime mostre dove riceve plausi da Roberto Longhi e Carlo Carrà. All'inizio degli anni sessanta, si trasferisce a Roma e frequenta le gallerie La Salita, La Tartaruga e Sanluca dove, presentato da Emilio Villa, espone una serie di opere monocrome realizzate con materiali di recupero. Nel suo lavoro si nota già la naturale attenzione alle materie povere.

Si susseguono le sue mostre in Italia edall'estero presentato da Mario Tobino, da Mino Maccari, da Alfonso Gatto, da Leonardo Sciascia e, più volte da Mario Luzi e Cesare Garboli.

Dopo una importante mostra nel 1976 alla fiorentina galleria Pananti, inspiegabilmente per i suoi galleristi e estimatori, si rifiuta di proseguire in una pittura che incantava tanti collezionisti ma che lui non sentiva più. Inutilmente viene invitato a esporre, si allontana dal mercato dell'arte, due sole eccezioni nel 1978 a Spoleto nell'ambito del Festival dei Due Mondi, e nel 1982 a Milano alla galleria Il Milione. Sono anni di studio e di duro lavoro per eliminare ogni elemento di conformismo e tradizione. Coerentemente a questo percorso interiore, la sua pittura si libera delle forme e dei colori più accattivanti e piacevoli., Non più tele o belle carte, anche i supporti per fare pittura sono trovati, materiali scartati e gettati.

Negli ultimi anni l'espressione artistica di Francesconi è sempre più radicale senza schemi e senza compromessi. Contro il conformismo tradizionale le sue opere sono anche una testimonianza della crisi storica in cui ci dibattiamo. I volti e le inquietudini di Samuel Beckett, di Mario Luzi, di T.S. Eliot, di W. Shakespeare, di Jean Genet, di Leonardo Sciascia costituiscono la fonte delle sue indagini pittoriche. Contemporaneamente realizza libri d'artista interamente autografi con varie tecniche pittoriche e collages.

Nel 2010 Viaggio 1960-2010 la grande mostra in Palazzo Medici Riccardi a Firenze mentre nel 2011 partecipa alla 54° Esposizione Internazionale d'arte della Biennale di Venezia accompagnato da uno scritto di Manlio Cancogni.

Sue opere sono state acquisite dalle maggiori istituzioni fiorentine: l' Archivio Contemporaneo del Gabinetto Vieusseux conserva un fondo di suoi dipinti; la Biblioteca Nazionale Centrale conserva il fondo dei suoi libri d'artista a stampa; la Galleria degli Uffizi Autoritratto un grande libro interamente autografo; il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi i libri d'artista Acquapazza e Scelus.

Dal testo in catalogo di Carlo Sisi

«...alle origini della modernità, si paragonavano i quadri appesi alle pareti ai tronchi intagliati e dipinti presenti in una capanna tribale, idoli che erano forma sensibile di un concetto astratto, magico o apotropaico, e nello stesso tempo assemblaggi di materiali eterogenei estratti dal grande deposito della natura. Un confronto che molto spiega del potenziale mitico, in termini moderni spirituale, intuibile nel lavoro di Francesconi, così sensibile all'arcaicità delle materie da lui stesso recuperate alle soglie della loro inevitabile dispersione e resuscitate a nuova vita estetica con accostamenti di forte impatto evocativo, che mi han fatto pensare a volte agli straordinari assemblaggi escogitati da Piero Tosi per i costumi di scena dellaMedeadi Pasolini, sontuosamente primitivi e insieme consapevoli dell'ancor vitale matericità dell'informale. Anche Francesconi si dichiara appassionato demiurgo di un universo di immagini ‘preistoriche' ma egualmente ricomposte in attualissima sostanza, radicate sì nel vigile controllo della misura formale ma disposte a sempre ulteriori significazioni pertinenti alla sfera del simbolo, dei traslati, delle intermittenze del cuore.

Dal testo in catalogo di Franco Zabagli

«...opere fatte di ramoscelli annodati con l'antico gesto di un contadino, pezzi di vetro fissati in un castone di fil di ferro, toppe e bottoni cuciti grossolanamente, come su un vecchio vestito logoro, che non si ha cuore di buttar via. L'atto estetico dell'objettrouvé, che ha regalato un senso a tanta arte del Novecento, in Mario Francesconi ha perso finalmente ogni intellettuale residuo. Mario riconosce gli oggetti che gli servono per lo stupore implicito nella loro stessa realtà, e il gesto di artista che li elegge è diventato un gratuito atto di amore. Sono oggetti che non trasmettono un significato, non suggeriscono sofisticate analogie, non vogliono esser chiamati con concetti filosofici. Semplicemente esistono. SonoCose. »

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