Nelle terre del Piave

Paolo Lorenzon

Nelle terre del Piave. Racconti di un fotografo

2018, pp. 120
Prezzo: € 28,00
Fuori Collana
ISBN: 9788894911305
spedizione gratuita sopra i 30€ in italia

Introduzione di Claudio Rorato

 

«La terra attorno a questo villaggio è come un essere umano». Così lo sguardo profondamente empatico di Giovanni Comisso coglie l'essenza della campagna in cui è vissuto e che per alcuni, pochi anni anche Paolo Lorenzon ha condiviso, ragazzino. Le prime immagini scattate nei dintorni del paese di Negrisia, a ridosso del Piave, risalgono alla fine degli anni Sessanta, sul limitare tra due epoche: un ‘medioevo', che in quelle terre è sopravvissuto più a lungo che altrove, e la modernità, che a balzi da gigante ha cancellato in tempo breve quasi ogni traccia del passato.

Il giovanissimo fotografo ha fissato i tratti distintivi di entrambi i mondi, non già nel segno di una ‘ricognizione', bensì per restituire un'atmosfera e catturare l'anima di una terra e della sua gente, facendole vivere nelle luci, gli orizzonti, gli sguardi, i contrasti di un bianco e nero che si rivela perfetto legante tra realtà e memoria.

Scrive Claudio Rorato nel testo introduttivo: «Dove sono oggi quegli ‘stradoni' affiancati da siepi altissime, che portavano alle case dei contadini? E quelle aie spesso fangose, ingombre di attrezzi, dov'erano soprattutto gli odori a guidarti? Le zaffate calde e ammoniacali della stalla, il profumo aromatico e polveroso del fieno che emanava dal ‘barco', il sentore del colaticcio della concimaia, l'odore prepotentemente erboso del radicchio che il vento muoveva dall'orto?»

Le immagini di Paolo Lorenzon hanno il pregio di restituire, non soltanto quel mondo di ieri altrimenti perduto, ma soprattutto l'intensa sensorialità di cui il grande ‘corpo' della terra era pregno.

Sul finire degli anni Settanta la campagna è ormai perfettamente ordinata, geometrica, funzionale, drenata di ogni acqua superflua. In quel mondo profondamente mutato, l'artista sceglie di volgere il suo «lungo e innocente sguardo» verso altri luoghi e altri soggetti: gli eventi atmosferici e tutti gli spettacoli cui le leggi della fisica danno origine nella natura – la «vita germinativa», evocata da Comisso.

 

 

"La terra, attorno a questo villaggio è come un essere umano. A una vita germinativa regolata da un calore sommerso in rispondente amore con quello irruente e alterno del sole. Cresce questo calore sommerso, tumultua, si affievolisce, si fa profondo, inavvertito sotto il gelo e poi riprende ancora a salire, fino ad affiorare nelle vampanti giornate, quando trema l'aria rasente i solchi. A questa terra le sue ossa di roccia, e le sue muscolature di ghiaia o di sabbia tracciate dall'impeto dei torrenti nei primordi, quando erano strambi nel corso verso il mare, e la sua carne rossa per antichi boschi distrutta e nera di paludi interrate, e le sue vene d'acqua verdastre affluiscono dai fossi tra i campi, fino dai solchi innumerevoli dentro a questa carne vegetante. Ed à le sue fantasie secondo il tempo e va trattata in obbedienza. Così dopo una pioggia di cui si sia profondamente imbevuta bisogna lasciarla stare in pace e non toccarla."

 Giovanni Comisso, da Avventure terrene

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